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Lunghi racconti

La storia del bangee jumping risale ad una cultura così lontana le cui tracce si sono perse nella storia. Pare comunque che la sua nascita si collochi in una delle 88 isole che compongono lo stato di Vanuatu, ribattezzata poi isola di Pentecoste dal Capitano Cook quando vi approdò, nel periodo della Pentecoste, nel 1774.
Qui la leggenda del “tuffo sulla terra” narra di una donna che, maltrattata dal marito, decise di fuggire da lui e si arrampicò su un alto albero da frutto. Quando l’uomo la raggiunse lei lo sfidò ad una prova di coraggio: saltare giù dall’albero. I due si buttarono simultaneamente, la donna però si era legata alle caviglie degli alianti. Lui no.
Da allora questo rituale venne ripetuto anno dopo anno per 1550 anni, con l’accortezza sempre rinnovata di legarsi le caviglie.
Un gruppo di studenti di Oxford negli anni ’70, membri del “The Dangerous Sport Club”, colpiti da questa narrazione, e da un filmato del National Geographic, il 1 aprile 1979 saltarono dal Clifton Suspension Bridge (101m) di Bristol legati alle caviglie da corde di caucciù. Destarono stupore e scandalo e vennero anche arrestati dalla polizia locale.
Questa avventura fece però il giro del mondo e colpì l’attenzione del neozelandese A.J. Hackett che studiò il modo si compiere una vera e propria impresa, e nel giugno del 1987 saltò dalla Torre Eiffel (300m). È a lui che si deve il nome “Bangee”, che in slang neozelandese significa proprio “elastico”.

Oggi, il salto più alto al mondo è il Royal Gordge Bridge, in Colorado: 321 metri di vuoto dentro un canyon.